“Allegro ma non troppo” di Carlo Maria Cipolla. Un invito alla lettura.

Un saggio spassosissimo, un piccolo capolavoro di umorismo. Come fa notare Carlo M. Cipolla e come pochi sanno, l’umorismo non sono battute di dubbio gusto, bensì è la simpatia umana che rileva l’aspetto comico della realtà al posto giusto e nel momento giusto. Il libro nasce come un semplicissimo divertissement fra amici, due saggi che incominciarono a girare in fotocopia fra studenti e conoscenti, fino a diventare un cult. È a quel punto che Il Mulino edizioni li pubblica in un piccolo libretto. Come ho già detto, sono due testi uniti insieme: il primo, intitolato Il ruolo delle spezie (e del pepe in particolare) nello sviluppo economico del Medioevo è una palese parodia delle letture storiche di stampo marxista, dove l’intero corso degli eventi è il risultato di interessi economici e delle lotte di classe. In breve, la storia del medioevo è esplicata da necessità tutt’altro che politiche o ideologiche: dalla caduta dell’Impero Romano causata dalle ciotole velenose di piombo, dai vichinghi che scesero a sud per sfuggire alle proprie terribili mogli, fino alle crociate nate per approvvigionarsi di pepe, insaporendo così la cacciagione insipida. Il che ha portato a una rinascita della metallurgia per via delle richieste di cinture di castità, ecc. Il secondo, altrettanto se non più spassosso, si intitola Le leggi fondamentali della stupidità. L’autore propone una definizione scientifica di stupido, imbecille o quel che sia, partendo da cinque leggi fondamentali e i loro relativi corollari. Una bonaria presa per i fondelli delle tante scuole di economia o sociologia, che riempiono quotidianamente le colonne dei giornali. In entrambi i casi, si mette in ridicolo la forma più sottile si stupidità, quella che si nutre di libri e di tanti paroloni incomprensibili per il comune mortale, colpendo le zone più inaspettate dell’animo umano. In effetti, cosa ne sarebbe dell’intelligenza umana, senza uno stupido che la denotasse?

Allegro ma non troppo è una lettura che consiglio particolarmente: leggera, sia nelle dimensioni, solo ottantatré pagine indici inclusi, sia nello stile di scrittura, scorrevole, divertente, paradossale e mai banale. Una peculiarità che manca a molti. Soprattutto la capacità, piuttosto rara e comune invece alle grandi opere, di saper far sbellicare dalle risate e al tempo stesso far riflettere. Io personalmente qualcosa del genere l’ho visto solo in Woody Allen e Jonathan Swift.

Carlo M. Cipolla, Allegro ma non troppo, collana Il contrappunto, Il Mulino, Bologna, 1988 (2013)

Alessio Persichetti
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