L’immenso tra noi (si riduce)

Qual è il prezzo di una fine?

L’affetto perduto? La pace ritrovata? L’indifferenza?

Se potessi scegliere, personalmente, opterei per il trasloco dell’anima; lontano, in quieti eterne, nel blu fresco e vivo (per quanto possibile).

Ma non possiamo scegliere il silenzio, non possiamo non rientrare “nella” categoria (una qualsiasi) perché siamo terreni già esplorati.

Grigi, violenti, immensi;

Siamo chilometri di odio.

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Fino allo zero

Tutto, alla fine, si riduce alle impressioni; al composto di chimica e smorfie che siamo.

Prima ridi, corri, cadi, piangi e ridi ancora, e dopo… dopo scindi le stesse identiche cose;

fino allo zero.

Forse ho sempre mancato di tatto, ma non voglio ridurmi a questo neutro assoluto, così pieno di rimorsi e di educata malignità, come te.

Così, piano ma violento, mi sciolgo nell’aria, mi derido e frigno sentenze, mi acceco e mi reprimo;

fino allo zero.

La nostra più banale soggettiva.

Ci piaceva camminare.

Magari riflettere sulla giornata e sulle persone. Ma non era fine a sé stesso, non si trattava di quello, no. Si trattava di impiegare il tempo che non possiamo spendere sulla sabbia: siamo persi, e parlo di tutti.

Ci piaceva inventare cazzate.

Non c’era un motivo particolare, è che sapevamo di dover affrontare inconsciamente qualcosa. Tutto alla fine risulta sempre troppo importante. Qualche modo si dovrà pur trovare.

E ci piace ancora.

 

I miei tramonti

Possiamo essere diversi.
Possiamo essere gli stessi.

Il fulcro dei pensieri è spesso infame; assottiglia le tue giornate e non lascia all’ossigeno lo spazio di bruciare a fondo, fino all’eternità di ciò che sei.
Le pareti, quindi, rabbrividiscono in un attimo, ed è allora che l’infuso di paura sprigiona le sue carni in un ticchettìo di orologio.
Niente ha più senso:

gli inverni, il mare che riflette il tuo sguardo ormai perso, le nottate fredde che sanno di vita, gli abbracci dentro esse con lacrime al seguito;

e i tramonti; perché sono di cemento.

Sell your mind (to them, to me)

In fondo ha senso, no? Ha perfettamente senso;

Accozzaglie di lamenti, di vuoti scalfiti da me stesso, dallo stesso “me” che ogni mattina chiede perdono ad un ennesimo, assillante ego. E le lacrime? Forse poche o forse troppe. Cos’è questa se non un’altra confessione di paura dal volto di una pagina bianca (digitale)?

Eppure la leggerezza è sempre sul palcoscenico, anche se tra parole confuse e grondanti di disordine, quasi sembrino una tela imbrattata di psiche marcia.

Non la tirerò per le lunghe, anche perchè in fondo ha senso.

Ha perfettamente senso.