sogni di incontri,
palpebre del nostro tempo.
assapora il mio esser nulla.
viviamo,
così labili i respiri.
veli di vergogna,
ancora c’è stupore tra di noi.
rimane del colore,
nel tuo parlare.
adesso,attendi.
io,sono entità,
un istante,nel tuo sguardo.

nel giorno
mi perdo
tra le tue labbra
che si lasciano
sfuggire a tratti
la bellezza
come il sole
fa all’uomo
scoprire la mattina
i carnati del cielo
ed è nella notte
che mi perdo
nei tuoi pensieri
a spiare
da un posto ormai lontano
l’orizzonte
che porti negli occhi
come i bambini
fan con la neve
la mattina
sotto il leggero sibilare
delle tue labbra

 

si chiamava Angiolino
però dell’angelo non aveva niente
testa grossa e gambe storte
era il giullare della sua corte
era un gioco per chi eletto
poteva camminare a busto eretto
una specie di divertimento
per chi non aveva da fare niente
era un reietto
figlio di nessuno
col suo bastone in mano
e in testa niente
niente pensieri offuscavano la sua mente
viveva libero per grazia ricevuta
era il padrone della sua grama vita
tutti dicevano quando passava
suvvia fate largo
lasciate passare lo scemo del villaggio
tra urla grida e il sollazzo
della gente lui guardava e non diceva niente
però vedeva con occhi di bambino
quando qualcuno il cuore suo leggeva
allora la sua mano piccola tendeva
verso il volto sconosciuto in una specie di
buffo mal riuscito e la sua bocca
linea inesistente si trasformava
in un debole sorriso… per tutti era
lo scemo del villaggio corpo deforme
e faccia da perdente

le mie dita,la mia penna
non scorrono più le mie emozioni
come una volta
non parlano più della tristezza,del dolore
non ci riescono
e penso che forse
è arrivato il momento
di posare la penna
di staccarmi dalla tastiera
e darmi una pausa
e farmi accarezzare da un vespro
che nasconde l’aurora,il tramonto
e i loro carnati di cielo
e le loro nuvole di sangue
e poi tornare
su questi blocchi polverosi

di un passato lasciato a maturare
e poi tornare

per altre mille volte a comporre

e cantare

lascia che passi anche l’ultimo treno
per venirmi a chiedere ancora un po d’aiuto
lascia che le mie parole ti uccidano
e le mie mani ti facciano annerire la pelle
mentre bisbigli un grido d’aiuto
mi fermo ad osservarti
con una punta di piacere
sugli occhi e sulla mia bocca
si leggono strane perversioni
le mie mani sono troppo brute
e tu sei troppo delicata
è meglio che ti frantumi io
prima che lo faccia la vita
sarà solo un bene per te
un piacere per me
ed un paio di sbarre
dietro le quali
potrò finalmente riposare
ti lascio un altro grido
ed un coltello per volare

mi chiudo in una stanza
a far contare la mia vecchiaia
che palpita sul muro
che sonoramente danza
mi sciolgo davanti al fuoco
non voglio più luce,ne il calore
sono nato per nuotare dentro il vuoto
sono nato per essere un sommelier del dolore
morte sono quete palpebre ormai viola
un ematoma sul mio corpo
la mia anima che vola
e poi uno schianto
una porta violenta e cigolante
mi spezza il respiro
ed il mio canto balbettante
lasciandomi la paura accanto
a farmi pregare la vita o la morte
all’ombra di un bisbiglio
all’ombra di un lamento
avvolti in un pianto
che sa ancora d’infante

sono state giornate
di luce,di cuori colmi
sono stati momenti
di respiri senza battito
ma ora
non ti riconosco più
non sei più così vicina
non sei più luce
no non sei più nulla
ricordi quei momenti?
ancora mi sento male
il tuo respiro sulla mia pelle
le tue labbra sulle mie braccia
il mio volto
intrecciato nei tuoi capelli
che odorano di mora
che mi hanno preso
morso come rovi
ma adesso
sono solo
ma adesso
non ti posso più raggiungere
la strada si è fatta infinita
e le mie gambe
non hanno più forza
non hanno più il tuo volto
e fa male
e brucia
ma che importa?!
oramai sono solo
un leggero tizzone di sigaretta
che spetta di spegnersi
ti lascerò vivere
ti lascerò la via libera
mentre tu
chiuderai ogni porta
e mi lascerai morire
addio
bocca sporca di mirtilli