Disperdere energia ed emozioni,
disseminarle lungo la propria strada
come le briciole che ti aiuteranno a tornare indietro
o a segnare il cammino per chiunque voglia seguirti.
Sgretolarsi giorno dopo giorno,
alimentando la polvere del mondo,
quella polvere che si stratifica sulle cose,
che le rende opache e sporche.

Voglio sentire l’odore delle persone,
il profumo delle loro anime,
voglio che le loro parole non si congelino nello spazio tra le nostre bocche.
Voglio sbagliare
e seguire gli impulsi
senza lasciarli cristallizzare
e precipitare nella cassetta delle intenzioni.
Voglio mordere e tirare schiaffi,
voglio correre e gridare,
voglio perdermi nelle luci
mentre annuso tra i miei capelli l’odore dell’inverno.

L’inchiostro nella mia penna si è asciugato
e lascia sulla carta solo neri grumi di amara disillusione.

Voglio descrivere quel lampo
che in ogni poesia rimane incastrato nel cuore.

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Mi ispiri ancora logore parole usate

Ci derideranno
per i nostri movimenti impacciati
per il nostro incontrarci e scontrarci
Ci derideranno
per l’imbarazzo in un metro quadro
per gli schiaffi che diventano abbracci
Ci derideremo
per i nostri quadri astratti
che dipingiamo
con il tuo sangue sull’erba
con il mio inchiostro lacrimoso
con l’acidità dei nostri succhi gastrici
Ci derideremo
per la nostra finta confidenza
per i baci casti da bambini
e per quelli sporchi di birra e peccato
Mi derideranno
per il mio annaspare
per il mio salvagente sgonfio
Mi derideranno
per le parole che regalo al vento
per la passione di cui ti immagino vestito
E mi deriderò anch’io
quando un acquazzone estivo
avrà lavato via il tuo odore,
quando questa pagina
sarà solo sporca
di parole impolverate
di sentimenti ammuffiti

a volte è solo questione di lucidità

Faccio salti nel vuoto
ed aspetto il mio superman.
Faccio salti nel vuoto
e mi illudo di volare.
…ed il mio sangue sull’asfalto…

Il mio sangue sporco che scorre folle nelle arterie,
insieme all’alcool che mi ruba gli occhiali
e mi spinge nella nebbia.

E la cenere sui miei vestiti
e tu come un leone sul mio corpo
ad affondare i denti nella mia carne,
nei brandelli risparmiati dalla mia follia.

Le cicatrici e i lividi
che scivolano sotto la pelle
fino a quella discarica che chiamiamo anima.

E inseguo ancora i bagliori dei lampioni
e le sue mani strette sul volante
e il suo profilo, nuovo e distante,
eccitante e mortale,
come la lancetta del contachilometri.

E minacciosi murales su finestrini appannati
si fanno gioco della mia mente scoperta,
la mia ragione nuda e vacillante
davanti a lui che mi crede di plastica…
ed il mio corpo nudo e vacillante
davanti a te che mi sai di carne…

Ed è solo una macchia rossa destinata a sparire

….lo chiamano blocco dello scrittore…

Forse non so più scrivere,
non ho più la forza e il coraggio di buttare i miei sentimenti su di un foglio.
e li rinchiudo in uno stanzino buio, a marcire
a coprirsi di un velo di polvere…
Forse non scrivo perchè mi credo felice,
ma sono sempre la stessa anima in pena,
solo con qualche soddisfazione in più.
E’ sempre la stessa camera scalcinata di mondo,
con i suoi muri macchiati di umido,
con l’odore aspro di legno e muffa…
l’ho solo camuffata con quadri sgargianti,
con disergni di sogni, coi ritratti dei miei successi…
Forse non scrivo per proteggere la mia illusione,
per nutrirla e coccolarla come un cucciolo trovato ai bordi di una strada…
perchè quando mi fermo le mie parole mi crollano addosso,
rigettandomi nel mio realistico cinismo,
nella mia amareggiata disillusione…
E mi accorgo che sono sempre la solita disadattata,
sola con la mia sigaretta,
nel freddo di Dicembre

Il paese dei sogni di cristallo

Brillano i nostri occhi
come quelle schegge di diamante
sotto i nostri piedi,
come la rugiada delle nostre guance.
E risplendono nella folla
con la stessa ostinata determinazione,
con la stessa angosciante paura.
E quello scricchiolio sotto i nostri passi…
sono solo detriti di sogni come i nostri,
solo frammenti di luce
scivolati via dagli occhi di ragazzi come noi…
Perchè ci siamo passati tutti dal paese dei sogni di cristallo,
chi in punta di piedi,
chi a passo di danza…
e tutto sta nel librarsi quasi in volo tra le macerie,
nel destreggiarsi tra le lame di vetro,
nel resistere al freddo che ci lacera la carne,
all’odore del sangue che annebbia la vista.
Tutto sta nell’illudersi,
nel convincersi che il cristallo possa trasformarsi in diamante….

Nebbia

contorni sfocati
come le idee nella mia testa
quell’amaro in gola
e lo sguardo perso nell’infinità del vuoto…
scivolano quei giorni
come gocce di sudore
lasciando la mia pelle nuda,
umida,
ghiacciata.
un biglietto del treno
e ad ogni metro sempre più nebbia,
ogni stazione lava via un po’ di colore…
e ora non sei più tu,
sei solo l’immagine distorta nella mia mente,
un profumo lavato via dalla pioggia,
un riflesso in uno specchio in frantumi…
e le schegge si disperdono
sotto i nostri passi…

Il vento è più potente…

La nube nera sorvola la città.

Adombra il cielo

con il suo fumo d’antracite,

con la sua polvere di piombo.

Vola,

tossica, lugubre e mortifera,

vola

a soffocare nel panico gli allegri cittadini.

L’uomo trema

mentre brucia il prodotto del suo intelletto,

mentre perde il controllo,

mentre la tecnologia si trasforma in fumo.

Trema

di fronte alla nube che gli corre incontro…

Trema

perchè sa,

sa di non essere Dio,

sa che il vento è più potente di lui…