Questa stanza è una gabbia.
Una gabbia di silenzio.
Dove scontare le mie pene.
Assegnatemi dai miei sogni.
Solo, con i miei peccati.
Fuggo via veloce con il pensiero.
Aiutato dalla musica e dalle fantasie.
C’è un coro di voci dal mio profondo.
Esse cantano per me, cantano di me.
Un silenzio esteriore che non copre il mio caos interiore.
I deboli raggi di sole, mi ricordano che devo lavorare.
Che devo fingere di interessarmi a tutto ciò che mi circonda.
Abbandono questa gabbia ogni mattina, ma con la consapevolezza di ritornarci.
Forse pur fingendo di non saper, di portarmela dietro sempre.
Sono io stesso la mia gabbia.
Sono il prigioniero di me stesso.

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