si chiamava Angiolino
però dell’angelo non aveva niente
testa grossa e gambe storte
era il giullare della sua corte
era un gioco per chi eletto
poteva camminare a busto eretto
una specie di divertimento
per chi non aveva da fare niente
era un reietto
figlio di nessuno
col suo bastone in mano
e in testa niente
niente pensieri offuscavano la sua mente
viveva libero per grazia ricevuta
era il padrone della sua grama vita
tutti dicevano quando passava
suvvia fate largo
lasciate passare lo scemo del villaggio
tra urla grida e il sollazzo
della gente lui guardava e non diceva niente
però vedeva con occhi di bambino
quando qualcuno il cuore suo leggeva
allora la sua mano piccola tendeva
verso il volto sconosciuto in una specie di
buffo mal riuscito e la sua bocca
linea inesistente si trasformava
in un debole sorriso… per tutti era
lo scemo del villaggio corpo deforme
e faccia da perdente

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